Vi ho anticipato che avremmo parlato dei prossimi capodanni. Purtroppo non in termini di feste!
Cosa ci sarà di nuovo a partire dal primo gennaio dell'anno prossimo? Con l'avvertenza che è proprio qui, dietro l'angolo.
In breve, vi copio l'art. 14 del primo decreto dell'era Monti, conosciuto come Salva Italia 1.
Art. 14 - Istituzione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi
A decorrere dal 1° gennaio 2013 è istituito in tutti i comuni del territorio nazionale il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni, e dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni.
Oops! un'altra tassa?!!
Calma. E' soltanto la revisione e sistemazione di una tassa già istituita dal precedente governo, rientrante nel cosiddetto "federalismo fiscale", e che sostituisce due tasse già presenti: la TARSU, che tutti conosciamo, e la TIA (Tassa di igiene ambientale). Per maggiore sicurezza, vi copio anche un altro punto dello stesso articolo, così tirate un respiro di sollievo:
A decorrere dal 1° gennaio 2013 sono soppressi tutti i vigenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria, compresa l'addizionale per l'integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza.
Come sempre, il linguaggio legislativo non è immediatamente comprensibile, però la nuova tassa, che tutti chiamano RES, di fatto sostituisce la TARSU.
Tutto resta come prima, allora?
Non proprio.
Cercherò di essere il più semplice possibile, trasferendovi i concetti basilari.
La Tarsu che tutti conosciamo è semplice: tot metri quadri = tot tassa.
La RES è un pochino più complessa, perchè è composta da una parte fissa (tot metri quadri = tot tassa) e da una parte variabile "rapportata alla quantità di rifiuti, al servizio fornito e ai costi di gestione".
Parte fissa e parte variabile sono determinate sulla base di un regolamento, che deve essere emanato entro dopodomani (quasi: entro il 31 ottobre) da Ministero delle Finanze e Ministero dell'Ambiente, con la consulenza della Conferenza Stato-Città.
Fin qui, in termini molto semplicistici, la parte "Rifiuti".
Poi c'è la parte "Servizi". Quali servizi? Per esempio, l'illuminazione pubblica. Che, fino ad oggi, erano coperti con trasferimenti di denaro dallo stato.
Per questi servizi, definiti indivisibili, è prevista una quota fissa di 30 centesimi per metro quadro, da aggiungere alla tassa vista prima. I comuni, con deliberazione di Consiglio, possono aumentare questa quota fino ad arrivare al massimo di 40 centesimi.
Alla fine, la RES è composta da: quota fissa + quota variabile + 30/40 centesimi (per metro quadro). Le prime due parti saranno specificate meglio dal prossimo regolamento.
E' presumibile (e ce lo auguriamo tutti) che non ci saranno grosse differenze fra Tarsu e RES, in termini di esborso.
E allora tutto questo ambaradan a cosa serve?
Vi siete dimenticati del federalismo fiscale?
Quei 30/40 centesimi per metro quadro verranno sottratti dai soldi che lo stato versa ai comuni. In effetti il meccanismo è un po' più complesso, ma un esempio può essere più chiaro.
Immaginiamo che lo stato calcoli che il comune X incasserà 1000, attraverso la somma di tutti i 30 centesimi detti prima. Diminuirà di 1000 i trasferimenti al comune. Ora si presentano tre possibilità: 1) il comune incassa effettivamente 1000. Nessuna conseguenza. 2) il comune incassa 900. Ma lo stato gli gira 1000 in meno. Nel suo bilancio avrà 100 in meno. 3) il comune incassa 1100. I 100 in più li versa allo stato.
Il meccanismo è congegnato in modo tale che i comuni dovranno essere in grado di calcolare bene tutti questi conteggi: per evitare buchi di bilancio e per evitare che i propri cittadini paghino più del dovuto.
Per oggi ci fermiamo qui. Domani parliamo della quota variabile.
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