martedì 12 marzo 2013

Trasparenza e ANCI

Sono almeno 10 le leggi che lo Stato Italiano ha emanato per garantire la trasparenza nelle pubbliche amministrazioni. A partire da più di vent’anni fa. Presidente del Consiglio, allora, era Giulio Andreotti che, secondo “voci di popolo” (per definizione non verificabili), non è mai stato preso a simbolo di trasparenza.
D’altra parte, alla richiesta proveniente dal basso di maggiore trasparenza, è sempre stato semplice dare una soddisfazione “di facciata”: secondo quella prima legge del 1990, tutti abbiamo diritto di chiedere documenti e informazioni alle pubbliche amministrazioni: attraverso domande, moduli, dimostrazioni di averne diritto, ricerca dell’interlocutore competente, attese, ritardi, eccetera, eccetera.
In fondo, la pubblicazione degli atti nell’Albo Pretorio (quella bacheca presente in ogni comune) rispondeva all’obbligo di legge di fornire trasparenza. Se in paesi piccoli l’Albo era facilmente consultabile, provate a immaginare paesi più grandi, o città, o province e regioni.

L’avvento di internet ha incominciato a cambiare la situazione. E infatti quella prima legge è rimasta immutata fino al 2004 e poi, fra il 2004 e oggi, ha avuto ben 9 aggiornamenti e 4 soltanto nell’ultimo anno.
Senza dubbio c’è stato un ritardo rispetto all’evoluzione tecnologica, ma questo è un fatto abbastanza fisiologico. Però è vero che questa particolare tecnologia permette di recuperare, in fretta, il tempo perso. Naturalmente, se dall’alto si vuole o se qualcuno dal basso spinge.
Però, bisogna anche essere coscienti che la trasparenza è un’arma a doppio taglio: non è possibile essere trasparenti a senso unico! Nello stesso momento in cui chiediamo trasparenza agli altri, dobbiamo essere pronti a dimostrarci trasparenti anche noi. Certamente, nei limiti in cui determinati nostri comportamenti incidono sugli altri e sulla comunità.
Forse qualcuno di voi ricorda la domanda che, più di un mese fa, ho posto alla nostra Amministrazione relativamente all’Albo dei Beneficiari; e la risposta che mi è stata fornita. Senza dilungarmi, ricordavo che tale Albo è previsto da una legge del 2000. La risposta è stata che si considerava assurda quella legge ma, nonostante ciò, si sarebbe provveduto.
Ripeto che non c’è alcuna morbosa curiosità nel voler sapere chi, purtroppo, ha dovuto richiedere l’aiuto del comune per “tirare avanti”. Ma è stato anche detto che l’assurdità di questa legge era condivisa anche da altri comuni e dall’ANCI (l’associazione dei comuni italiani). E siccome sono curioso, sono andato a vedere (questo mi è stato possibile grazie alle leggi sulla trasparenza) cosa dice effettivamente l’ANCI:
“Secondo il vigente quadro normativo, per gli Enti Locali la pubblicazione dei dati, secondo quanto dettagliato nell’Allegato alle presenti Linee Guida, costituisce un obbligo, funzionale alla garanzia della trasparenza come livello essenziale delle prestazioni…”
E poi c’è il passo specifico dell’Allegato:

ALLEGATO A

OBBLIGHI DI PUBBLICAZIONE

valevoli per tutte le pubbliche amministrazioni, ivi compresi gli enti locali
………
………
Dati su sovvenzioni, contributi, crediti, sussidi e benefici di natura economica

Albi dei beneficiari di provvidenze di natura economica
Art. 1 e 2 – DPR 118/2000
………
..........


Quindi anche l’ANCI, che forse non condivide quella specifica legge (forse), indica a tutti i suoi associati l’obbligo di pubblicazione.
Ma altre norme specificano che le amministrazioni pubbliche devono indicare i criteri attraverso i quali erogano quei benefici.
La traduzione di queste norme significa che ogni amministrazione pubblica, ivi compresi gli enti locali, dovrebbe avere un proprio regolamento, che definisca caratteristiche, modalità, limiti, eccetera di chi può accedere a tali benefici e in che modo e per quali evenienze verranno erogati.
E allora le domande diventano:
  • Esiste questo regolamento?
  • Quali devono essere le caratteristiche dei richiedenti?
  • Il regolamento è accessibile a tutti?
  • Come può essere fatta la domanda di contributo?
  • In quali tempi viene evasa?
  • Quante persone o famiglie ne hanno goduto?
  • C’è un sostanziale equilibrio nei benefici concessi ai richiedenti? Detto più semplicemente: il beneficio accordato a un singolo è equilibrato rispetto a quello accordato ad una famiglia numerosa?
Io credo che qualsiasi amministrazione si possa trovare in imbarazzo nel prendere queste decisioni: di fronte ad una richiesta di aiuto, la prima e istintiva risposta è senza dubbio quella di fornire aiuto, senza guardare norme e regolamenti. Ma poi, purtroppo, bisogna fare i conti. Certamente con le disponibilità esistenti, ma probabilmente è l’ultima considerazione. Bisogna fare i conti con la effettiva necessità di aiuto, verificarne la reale esistenza, prevedere che ne potranno arrivare altre, anche da altri soggetti, fare in modo che nessuno abbia un trattamento di maggior favore o sfavore, perché arrivato per primo o per ultimo, avere la certezza che tutti coloro che si trovano in difficoltà sappiano come e a chi rivolgersi, stabilire delle ciniche graduatorie.
E allora diventa chiara la motivazione del regolamento: togliere dall’imbarazzo sia il richiedente che il soggetto erogatore, applicando criteri di equità; permettere a tutti di controllare l’applicazione di tali criteri, per evitare le interpretazioni maliziose, purtroppo sempre presenti.
Soddisfatti questi criteri, è perfin troppo ovvio che nome e cognome dei beneficiari non aggiungono nulla ai veri obbiettivi di trasparenza e possono (devono) essere tralasciati senza problemi.
Al contrario, l’ipotesi di radunare tutti i beneficiari in una sola voce riassuntiva, con l’indicazione della somma totale erogata, non aggiunge nulla alla trasparenza, anzi ottiene l’effetto contrario: se a dieci famiglie è stato concesso 100, non è possibile sapere se in media hanno ricevuto ciascuna 10, o se una ha ricevuto 80 e nove hanno ricevuto, insieme, gli altri 20. E forse quella è la soluzione più giusta. Ma bisogna spiegarla, altrimenti anche ai beneficiari potrebbe sorgere il dubbio di non essere stati trattati in maniera equa.

Ma non vorrei dare l’impressione di accanirmi su un particolare aspetto, per cui ne tiro fuori un altro. Rifacendomi sempre alle “Linee Guida agli Enti Locali in tema di trasparenza e integrità”, pubblicate dall’ANCI.
Nell’allegato alle Linee Guida, nello stesso capitolo dell’Albo dei Beneficiari compare:

Pubblicazione sulla rete internet della concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari alle imprese e l’attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati e comunque di vantaggi economici di qualunque genere ad enti pubblici e privati.
Nel sito internet sono indicati:
  • il nome dell’impresa o altro soggetto beneficiario ed i suoi dati fiscali;
  • l’importo;
  • la norma o il titolo a base dell’attribuzione;
  • l’ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo procedimento amministrativo;
  • la modalità seguita per l’individuazione del beneficiario;
  • il link al progetto selezionato, al curriculum del soggetto incaricato, nonché al contratto e capitolato della prestazione, fornitura o servizio.
Art. 18 DL 83/2012
(in vigore dal 26/06/2012 e convertito con modificazioni dalla L. 134/2012 del 7 agosto)

Aggiungo che questo "obbligo" è in vigore dal luglio scorso.
Per gli “addetti ai lavori”, riporto anche il comma 5 dell’articolo indicato sopra:
“A decorrere dal 1° gennaio 2013, per le concessioni di vantaggi economici successivi all'entrata in vigore del presente decreto-legge, la pubblicazione ai sensi del presente articolo costituisce condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni ed attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso dell'anno solare previste dal comma 1, e la sua eventuale omissione o incompletezza è rilevata d'ufficio dagli organi dirigenziali e di controllo, sotto la propria diretta responsabilità amministrativa, patrimoniale e contabile per l'indebita concessione o attribuzione del beneficio economico. La mancata, incompleta o ritardata pubblicazione è altresì rilevabile dal destinatario della prevista concessione o attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno da ritardo da parte dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 30 del codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.”
Per i non addetti ai lavori, la traduzione di quanto sopra, molto sinteticamente, è:
“questa pubblicazione ha valore legale. Se non viene fatta, alcune decisioni potrebbero essere considerate illegittime e seguiranno bacchettate forti sulle dita a chi ha i compiti di controllo."
E quindi, la domanda finale è: il sito internet del nostro comune riporta tutte queste informazioni? E, se no, perché?
Ricordo che su questo specifico aspetto c’è stato uno scambio di post e commenti sulla pagina facebook, relativamente ai costi di spazzamento neve.

5 commenti:

  1. · La Giunta, preso atto che presso questo Comune non esisteva un vero e proprio regolamento per l’erogazione dei contributi, sussidi ed esenzione del pagamento di buoni mensa, è intervenuta in due tempi (anni 2005 e 2008) per stabilire i criteri di cui sopra.
    · Tali contributi o esenzioni vengono concessi in tempi brevi (quasi sempre in meno di un mese), tenendo sempre conto dell’indicatore ISEE che i richiedenti sono tenuti a presentare insieme alla richiesta di contributo, da produrre in carta semplice e senza alcuna particolare modulistica. Si prescinde dall’ISEE solo in casi particolari e su segnalazione dei Servizi Sociali.
    · Gli importi erogati sono concessi dalla Giunta, valutando anche la tipologia della richiesta e la situazione familiare, sempre sulla base delle disponibilità di bilancio al momento della richiesta.
    · Nell’immediato sarà cura della Giunta predisporre ed approvare l’albo dei beneficiari dell’anno 2012, stabilendo dei criteri di pubblicazione che tengano conto dei limiti imposti dalla legge sulla privacy.
    · La Giunta si riserva, in base all’esperienza maturata negli anni decorsi, di rivedere e aggiornare le modalità.
    Per la Giunta Comunale di Candia L. l'assessore Stefano Tonetti

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    1. Grazie per la risposta. Anche se è soltanto mezza, perchè non c'è risposta al secondo quesito, forse più importante del primo.
      Se può essere utile, qui di seguito i link che riportano ad alcuni esempi di "regolamento" per la concessione di contributi ed esenzioni, adottati da alcuni paesi del nostro territorio. Su Google, sotto la voce "regolamento comunale contributi ed esenzioni", compaiono più di 500.000 risultati.
      Se ne troverà uno utile?

      http://www.comune.mede.pv.it/delibere/REG.%20CONCESSIONE%20CONTRIBUTI%20EC.%20VANTAGGI%20BENEFICI.doc

      http://www.comune.borgarello.pv.it/attachments/article/74/Regolamento_Prestazioni_Sociali.pdf

      http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&frm=1&source=web&cd=90&cad=rja&ved=0CGQQFjAJOFA&url=http%3A%2F%2Fwww.comune.mezzanino.pv.it%2Findex.php%3Foption%3Dcom_docman%26task%3Ddoc_download%26gid%3D389&ei=E_RCUZLvA8LAPLqpgcAC&usg=AFQjCNGydgvbzB6Wrne0peEbI9NyiafnPQ&sig2=z7EkrBzY1DrdwXHXZ9uh7Q

      http://www.comune.cilavegna.pv.it/comune/regolamenti/38-isee

      http://www.comune.somaglia.lo.it/notizia.asp?Id_Not=198

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  2. Due parole dette anche da me. Con l'assesore Tonetti e il consigliere Guzzon( prima delle sue dimissioni) io e mia cognata luisa ci trovammo parecchi pomeriggi per cercare di preparare un regolamento aiutati anche da quello in uso dal servizio sociale di casale presso il quale entrambe lavoravamo. Non so bene cosa non è funzionato ma tutto si è arenato. Non dico che il regolamento di Casale sia la perfezione ma almeno cerca di dettare delle regole uguali per tutti senza discrezionalità, salvo ovviamente i casi urgenti. Questo succede perchè alla fine dell'anno il servizio sociale deve rendere conto, ai 48 comuni che lo hanno delegato, sia dei servizi che dei contributi erogati. Nei nostri piccoli paesi dove comunque rimane sempre un margine di erogazione di servizi in base a questo mi ha votato e questo no, i regolamenti rimangono un pochino stretti. Non dico questo solo per l'attuale amministrazione ma anche per quelle passate. Perciò caro Angelo credo che nei nostri piccoli comuni, finchè non passerà davvero la mentalità che se io sono stato eletto per servire il mio Comune e non solo una parte di esso, i regolamenti ci saranno ma sempre modulati in modo da poter essere aggirati. Rosella

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    1. Il tuo commento, carissima Rosella, mostra un'enorme disillusione e una buona dose di rassegnato cinismo. Io non ho la possibilità di fare confronti con le precedenti amministrazioni, perchè non c'ero. Posso soltanto rilevare che certi regolamenti sono previsti almeno dall'inizio dell'ultimo millennio, ma non se ne trova traccia: la mancanza non è quindi attribuibile soltanto all'ultima amministrazione. E sono anche sicuro che, pur non essendoci un preciso regolamento, tutti si sono comportati con il massimo dell'equità, sia adesso che nel passato.
      Si potrebbe partire dalla massima evangelica "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", ma in una età dove vige il materialismo, probabilmente una concezione del genere potrebbe suscitare soltanto facile ironia.
      Meglio adottare il cinismo.
      Quando prendo una decisione, come tu supponi, in funzione di "vicinanze politiche", mi espongo certamente alla gratitudine del beneficiato e alle critiche dell'"altra parte". Il cinismo e l'opportunità dovrebbero invece spingermi ad un altro ragionamento: se prendo le mie decisioni in funzione di regole chiare e pubbliche, nessuno potrà accusarmi di favoritismi. Avrò quindi ridotto al minimo posibile le contestazioni dei "soliti rompiscatole". Ma, soprattutto, obbligherò i miei avversari politici, che prima o poi prenderanno il mio posto, ad adottare lo stesso sistema. In pratica, soddisfo i miei interessi facendo bella figura e condizionando anche i futuri comportamenti di tutti.
      Se adotto il sistema della massima trasparenza e obbiettività (una è strettamente legata all'altra), non dovrò aver timore per il mio futuro: non dovrò aspettarmi "ritorsioni".
      Ed è questa miopia, frequentissima in tutta Italia, nel pubblico e anche nel privato, che non riesco a capire. Non in senso evangelico, ma in senso estremamente pratico.
      Un regolamento elastico oggi può essere sfruttato a mio favore, ma domani verrà utilizzato contro di me. E, di favore in favore e di ripicca in ripicca, poi ci accorgiamo che, anzichè crescere, siamo andati indietro. E allora a cosa saranno serviti i favori distribuiti?

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    2. Rosella Hai ragione e il tuo non è cinismo, ma una semplice constatazione...speriamo in un cambiamento radicale che non abbia più agganci con il passato

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